28 giu 2012

28 giugno 2012


Fare le analisi del sangue non mi piace per niente per via dell'ago, ma...i fastidi alle caviglie non passano, percio'...m'e' toccato farle qui!
L'arrivo previsto della nuova volontaria spagnola mi ha dato l'occasione per andare oggi a Guntur a fare il prelievo. Con me A. (l'autista) e poco coraggio.
Digiuna dalla notte prima (con S. mi son guardata la semifinale Spagna vs Portogallo con birra e patatine), alle 12:30 sono salita in macchina decisamente poco convinta. Il racconto dell'esperienza di S. riecheggiavano nella mia testa. “Non usano il laccio emostatico, ma usano la mano sinistra per stringerti il braccio per vedere la vena. Non usano nemmeno i guanti. Pero' la siringa e' nuova”. E meno male, almeno quella!
Arrivati a Guntur ci siamo diretti al laboratorio indicatoci da M. (il responsabile HR di ASSIST), dove, salita una ripida scala, ci siamo ritrovati in una piccola sala d'attesa. “Aspettate qui”. Mi guardavo attorno impaziente e impaurita.
Quando sono tornati a chiamarmi e' stato per condurmi al secondo piano di un altro edificio. Eccomi al laboratorio vero e proprio dove si sarebbe compiuto il fatto. “AIUTO!”.
Ho dovuto pure incontrare il responsabile, a cui ho dovuto spiegare alcuni parametri che mi servivano. Fortuna che ho il mio adorato BlackBerry sempre con me e sempre operativo (tranne quando si rompe e mi tocca ricomprarlo...)! “Ok! ho capito. Vai pure a fare il prelievo.”. “Ehm...dove?”. “Vai all'ingresso”.
Ho seguito le indicazioni, sono andata all'ingresso e mi hanno fatto sedere. Due minuti dopo si e' ripresentata una delle ragazze che erano sedute in reception con siringa, cotone e laccio. “Dove devo seguirti?”. “Resta seduta li' e stendi il braccio”. E fu cosi' che il prelievo di una siringa del mio sangue fu compiuto nell'ingresso di un laboratorio. Se non sono svenuta e' solo per miracolo. Avevo il cuore a 1000.
Passiamo alle urine. Mi e' stato consegnato un barattolino per la raccolta del campione piu' piccolo di una tazzina da caffe'. “Cosi' poche???”. Tutto sommato, meglio cosi': ovviamente, quando serve, non si ha mai lo stimolo...Mi hanno fatto lasciare il campione sul tavolo della reception. Mi hanno chiesto nome, eta' e numero di telefono e mi hanno congedata.
Non fate confusione con i vari campioni, neh?!”. Sperem!
Sopravvissuta e affamata (ho dovuto saltare anche il pranzo), sono risalita in macchina alla volta dell'aeroporto di Vijayawada. Arrivo previsto di P., la ragazza spagnola, h 16:30.
Nonostante l'abbondanza di tempo a nostra disposizione, A. ha tirato dritto senza fermarsi per pranzare. “Vorra' arrivare a destinazione e poi li' troveremo qualcosa al chioschetto?!?”. Ingenua! Tempo di parcheggiare che ho chiesto “Mangiamo qualcosa?”. “Io ho gia' mangiato”. Mi pare giusto!
Il bar dell'aeroporto e' in fase di lavori di ristrutturazione. Al suo posto c'e' una stanzetta con dei tavolini, un frigo per le bibite e un lavandino per lavarsi le mani. Unico cibo disponibile: delle palline di verdura fritta. Dato l'orario, erano ormai le 15:30 passate, mi sono seduta a uno dei tavolini e ho mangiato quel che c'era, condividendo la quantita' abnorme che avevo nel piatto con A..
16:25. L'aereo e' atterrato e il mio telefono a cominciato a squillare. Era V. (la responsabile progetti di ASSIST). “Elena, tornate indietro. P. ha perso il volo e arriva domani”.
Ho prenotato i voli per i prossimi spostamenti. Ora mi devo solo godere la partita dell'Italia di stanotte.
Olle' :)



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