Fare
le analisi del sangue non mi piace per niente per via dell'ago,
ma...i fastidi alle caviglie non passano, percio'...m'e' toccato
farle qui!
L'arrivo
previsto della nuova volontaria spagnola mi ha dato l'occasione per
andare oggi a Guntur a fare il prelievo. Con me A. (l'autista) e poco
coraggio.
Digiuna
dalla notte prima (con S. mi son guardata la semifinale Spagna vs
Portogallo con birra e patatine), alle 12:30 sono salita in macchina
decisamente poco convinta. Il racconto dell'esperienza di S.
riecheggiavano nella mia testa. “Non
usano il laccio emostatico, ma usano la mano sinistra per stringerti
il braccio per vedere la vena. Non usano nemmeno i guanti. Pero' la
siringa e' nuova”.
E meno male, almeno quella!
Arrivati
a Guntur ci siamo diretti al laboratorio indicatoci da M. (il
responsabile HR di ASSIST), dove, salita una ripida scala, ci siamo
ritrovati in una piccola sala d'attesa. “Aspettate
qui”.
Mi guardavo attorno impaziente e impaurita.
Quando
sono tornati a chiamarmi e' stato per condurmi al secondo piano di un
altro edificio. Eccomi al laboratorio vero e proprio dove si sarebbe
compiuto il fatto. “AIUTO!”.
Ho
dovuto pure incontrare il responsabile, a cui ho dovuto spiegare
alcuni parametri che mi servivano. Fortuna che ho il mio adorato
BlackBerry sempre con me e sempre operativo (tranne quando si rompe e
mi tocca ricomprarlo...)! “Ok!
ho capito. Vai pure a fare il prelievo.”.
“Ehm...dove?”.
“Vai
all'ingresso”.
Ho
seguito le indicazioni, sono andata all'ingresso e mi hanno fatto
sedere. Due minuti dopo si e' ripresentata una delle ragazze che
erano sedute in reception con siringa, cotone e laccio. “Dove
devo seguirti?”.
“Resta
seduta li' e stendi il braccio”.
E fu cosi' che il prelievo di una siringa del mio sangue fu compiuto
nell'ingresso di un laboratorio. Se non sono svenuta e' solo per
miracolo. Avevo il cuore a 1000.
Passiamo
alle urine. Mi e' stato consegnato un barattolino per la raccolta del
campione piu' piccolo di una tazzina da caffe'. “Cosi'
poche???”.
Tutto sommato, meglio cosi': ovviamente, quando serve, non si ha mai
lo stimolo...Mi hanno fatto lasciare il campione sul tavolo della
reception. Mi hanno chiesto nome, eta' e numero di telefono e mi
hanno congedata.
“Non
fate confusione con i vari campioni, neh?!”.
Sperem!
Sopravvissuta
e affamata (ho dovuto saltare anche il pranzo), sono risalita in
macchina alla volta dell'aeroporto di Vijayawada. Arrivo previsto di
P., la ragazza spagnola, h 16:30.
Nonostante
l'abbondanza di tempo a nostra disposizione, A. ha tirato dritto
senza fermarsi per pranzare. “Vorra'
arrivare a destinazione e poi li' troveremo qualcosa al
chioschetto?!?”.
Ingenua! Tempo di parcheggiare che ho chiesto “Mangiamo
qualcosa?”.
“Io
ho gia' mangiato”.
Mi pare giusto!
Il
bar dell'aeroporto e' in fase di lavori di ristrutturazione. Al suo
posto c'e' una stanzetta con dei tavolini, un frigo per le bibite e
un lavandino per lavarsi le mani. Unico cibo disponibile: delle
palline di verdura fritta. Dato l'orario, erano ormai le 15:30
passate, mi sono seduta a uno dei tavolini e ho mangiato quel che
c'era, condividendo la quantita' abnorme che avevo nel piatto con A..
16:25.
L'aereo e' atterrato e il mio telefono a cominciato a squillare. Era
V. (la responsabile progetti di ASSIST). “Elena,
tornate indietro. P. ha perso il volo e arriva domani”.
…
Ho
prenotato i voli per i prossimi spostamenti. Ora mi devo solo godere
la partita dell'Italia di stanotte.
Olle'
:)
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