16 lug 2012

16 luglio 2012


Non ho praticamente dormito. Un po' perche' mi sono lasciata convincere da S. e la giovane spagnola a rimanere tutte e tre insieme (“Tanto ci alziamo per salutarti. Cosi' e' piu' facile”), un po' per l'agitazione dell'ultima notte prima della partenza.
Alle 4:30 B. (l'autista) ha avviato puntuale il motore della jeep.
Un abbraccio a S. e un “Sicura di non voler andare a dormire tranquilla?!?” alla giovane spagnola, che ha voluto accompagnarmi, ed eccomi in macchina diretta in aeroporto.
Com'era immaginabile, la giovane spagnola e' crollata addormentata sul sedile accanto a me in poco piu' di un quarto d'ora. Hihihi!
Siamo arrivati a destinazione in un batter d'occhio. B. deve aver messo il turbo. L'aeroporto era ancora chiuso.
Ciaooooo!!!”.
Delle 14 ore, tra attese, voli e pennichelle, penso che ricordero' per un po' l'incipit...
Fatto il check in mi sono diretta al controllo della polizia con l'idea di sedermi al gate e attendere l'imbarco sonnecchiando.
Ho svuotato le tasche. Mi son tolta gli occhiali da sole dalla testa. Ho tolto il computer dalla sacca. Ho piazzato il tutto sul rullo. Ho superato il metal detector. Ho fatto per recuperare il tutto...“Signorina, quella sacca e' sua?”. “Si', perche'?”. “Ci sa dire che cos'e' quella?”. “Cos'e' quella...”.
:O
:O
:O
Neanche il tempo di terminare la domanda che un'espressione di stupore, orrore, sorpresa, panico, curiosita' mi si e' dipinta sul volto. Sul monitor c'era l'immagine della mia sacca e del suo contenuto e tra tutto spiccava la nera forma di una pistola. “E quella che cavolo e'?!?”.
Manco a dirlo, mi e' toccato svuotare il bagaglio a mano, sotto il fastidioso sguardo degli altri passeggeri assetati di notizie, per facilitare il controllo certosino di ogni singolo oggetto da parte di due poliziotti.
Quale combinazione di oggetti abbia prodotto quell'immagine sullo schermo, ancora non l'ho capito. Fortunatamente (avevo forse dubbi?!?), si e' rivelato solo un falso allarme, ma lo spavento iniziale c'e' stato tutto. Come avrei mai potuto giustificare la presenza di un'arma da fuoco nel mio bagaglio, se nemmeno io ne sapevo l'origine? Mi son lasciata tormentare da questo quesito per un paio d'ore buone, prima di rinunciare a trovare la risposta. L'accaduto rimarra' un mistero!
Non so esprimere a parole la gioia e l'emozione al mio arrivo a Rajkot. La felicita' di incrociare lo sguardo altrettanto emozionato di Bapuji (Fr J., direttore della boarding house di Gondal, dove avevo chiesto di andare per far visita alle bimbe conosciute l'anno scorso) e il suo caloroso benvenuto. La sempre cara Sr P. (responsabile del progetto in Gujarat). La piacevolissima chiacchierata con Bapuji durante il tragitto in macchina (e' venuto a prendermi per portarmi subito a Gondal. Grande uomo!). E poi loro: le mie adorate cucciole! Eravamo tutte super emozionate, al punto che non riuscivamo nemmeno a parlare.
Ancora non trovo le parole per esprimere la gioia e l'emozione di essere tornata in questo posto per me magico.


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