Non ho praticamente dormito. Un po' perche' mi sono
lasciata convincere da S. e la giovane spagnola a rimanere tutte e tre insieme
(“Tanto ci alziamo per salutarti. Cosi' e' piu' facile”), un po' per
l'agitazione dell'ultima notte prima della partenza.
Alle 4:30 B. (l'autista) ha avviato puntuale il motore
della jeep.
Un abbraccio a S. e un “Sicura di non voler andare
a dormire tranquilla?!?” alla giovane spagnola, che ha voluto
accompagnarmi, ed eccomi in macchina diretta in aeroporto.
Com'era immaginabile, la giovane spagnola e' crollata
addormentata sul sedile accanto a me in poco piu' di un quarto d'ora. Hihihi!
Siamo arrivati a destinazione in un batter d'occhio. B.
deve aver messo il turbo. L'aeroporto era ancora chiuso.
“Ciaooooo!!!”.
Delle 14 ore, tra attese, voli e pennichelle, penso
che ricordero' per un po' l'incipit...
Fatto il check in mi sono diretta al controllo della
polizia con l'idea di sedermi al gate e attendere l'imbarco sonnecchiando.
Ho svuotato le tasche. Mi son tolta gli occhiali da
sole dalla testa. Ho tolto il computer dalla sacca. Ho piazzato il tutto sul
rullo. Ho superato il metal detector. Ho fatto per recuperare il tutto...“Signorina,
quella sacca e' sua?”. “Si', perche'?”. “Ci sa dire che cos'e'
quella?”. “Cos'e' quella...”.
:O
:O
:O
Neanche il tempo di terminare la domanda che
un'espressione di stupore, orrore, sorpresa, panico, curiosita' mi si e'
dipinta sul volto. Sul monitor c'era l'immagine della mia sacca e del suo
contenuto e tra tutto spiccava la nera forma di una pistola. “E quella che
cavolo e'?!?”.
Manco a dirlo, mi e' toccato svuotare il bagaglio a
mano, sotto il fastidioso sguardo degli altri passeggeri assetati di notizie,
per facilitare il controllo certosino di ogni singolo oggetto da parte di due
poliziotti.
Quale combinazione di oggetti abbia prodotto
quell'immagine sullo schermo, ancora non l'ho capito. Fortunatamente (avevo
forse dubbi?!?), si e' rivelato solo un falso allarme, ma lo spavento iniziale
c'e' stato tutto. Come avrei mai potuto giustificare la presenza di un'arma da
fuoco nel mio bagaglio, se nemmeno io ne sapevo l'origine? Mi son lasciata
tormentare da questo quesito per un paio d'ore buone, prima di rinunciare a
trovare la risposta. L'accaduto rimarra' un mistero!
Non so esprimere a parole la gioia e l'emozione al mio
arrivo a Rajkot. La felicita' di incrociare lo sguardo altrettanto emozionato
di Bapuji (Fr J., direttore della boarding house di Gondal, dove avevo chiesto
di andare per far visita alle bimbe conosciute l'anno scorso) e il suo caloroso
benvenuto. La sempre cara Sr P. (responsabile del progetto in Gujarat). La
piacevolissima chiacchierata con Bapuji durante il tragitto in macchina (e'
venuto a prendermi per portarmi subito a Gondal. Grande uomo!). E poi loro: le
mie adorate cucciole! Eravamo tutte super emozionate, al punto che non
riuscivamo nemmeno a parlare.
Ancora non trovo le parole per esprimere la gioia e
l'emozione di essere tornata in questo posto per me magico.
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