14 mar 2012

14 marzo 2012


Complicarsi l'esistenza e' un errore in cui incappiamo tutti, almeno una volta nella vita. Oggi ho pensato che, almeno per una volta, volevo semplificarmela.
Alle 8:25, con il resto della piccola Europa e D. (Coordinatrice ASSIST), sono salita in macchina per andare in visita a Nehru Nagar, dove AIB ha un progetto. L'ultimo segnato nella “list to visit”. Niente M., stavolta, anche se non so perche'...va beh! Un interprete mi avrebbe fatto comodo, ma alla fine, con D., abbiamo trovato il modo per capirci, se non altro per le info importanti...
Il villaggio e' sulla strada per Bollapalli, ma a circa un'ora da Chilakaluripet. Nessun mezzo pubblico passa di li' e la maggior parte degli abitanti del villaggio non ha altro mezzo di locomozione se non le proprie gambe.
La folla di adulti e bambini che abbiamo trovato al nostro arrivo, armata anche di tamburi, ci ha colti alla sprovvista. In macchina si chiacchierava e non ci siamo resi conto che eravamo giunti a destinazione. Wow! Che entusiasmo che abbiamo trovato!
Visto il caldo torrido, ci hanno subito accompagnati alle nostre sedie sotto l'albero, mentre loro si sono accomodati di fronte a noi su uno dei soliti teli che hanno, fatto con i sacchi. I bambini davanti, gli adulti nelle retrovie. Piu' la massa dei super curiosi dietro le nostre spalle. Eheh! Quella non manca mai!
Con non poca fatica, mi sono fatta raccontare un po' del progetto, su come procedeva, etc. Questo nasce, nel 2009, come progetto di adozione a distanza, che, come sempre, ha l'obiettivo primario di supportare bambini, appartenenti a famiglie economicamente disagiate, nel corso degli studi, fornendo cartelle, libri, quaderni, uniformi,...fino alla scuola superiore.
90, dei 170 bambini che vivono nel villaggio, rientrano nella lista e, di questi, 49 frequentano la scuola statale a Nehru Nagar, gli altri, invece, devono recarsi in villaggi limitrofi. Per fortuna esiste un servizio di scuola bus che passa a prenderli alle 7 e li riaccompagna a casa alle 16! Quello che invece mi dispiace e' che, come spesso capita in India, ci siano solo 2 insegnanti per 5 classi nella scuola del villaggio. Inutile chiedersi cosa aspetti il Governo a intervenire...
Il progetto non si ferma alla sola scolarizzazione. Per garantire a questi bambini un ambiente sereno e pulito in cui crescere, dal 2010 si e' intervenuti anche con la costruzione di case (in totale saranno 100. al momento 13 sono completate e 15 in costruzione). Ognuna sara' dotata di latrina domestica. Al momento, infatti, le famiglie vivono in capanne di paglia che possono incendiarsi, com'e' successo un paio di giorni fa, o essere distrutte durante la stagione delle piogge.
Un'altra area di intervento e' la bonifica del territorio circostante. La popolazione locale, appartenente a due comunita' di caste inferiori e dedita al lavoro agricolo, possiede 150 acri di terreno umido (adatto alla coltivazione del riso), che prima delle attivita' di sviluppo producevano ciascuno 5 sacchi da 50 kg di riso. Dopo il trattamento, gli stessi campi sono in grado di produrre 6 volte tanto, coprendo non solo il fabbisogno del villaggio, ma anche quello di villaggi limitrofi. Ad oggi sono stati completati i lavori su 100 acri di terreno. Nel 2012 si prevede di rendere maggiormente fertili anche i restanti 50.
Ci dicevano i presenti che ci sarebbero altri 35 acri di terreno asciutto, piu' adatto a colture come il peperoncino, che pure necessiterebbero di essere lavorati.
La passeggiata nei campi, per vedere il tutto piu' da vicino e' stata deleteria: il sole era a picco e la temperatura era davvero esagerata. Immagino la tinta per il terzo occhio sulla mia fronte, come potesse essere ordinata...avevo le mani tutte colorate...spero di non vedere mai le foto che ha scattato D.!
Quando siamo tornati alla scuola, per uno snack (che ho evitato) e una bevanda fresca (a cui non ho saputo/potuto dir di no, causa necessita' fisica di qualcosa da bere), la “española” per poco non ci sveniva per un abbassamento di pressione. Gia' mi vedevo a sfoderare le mie ormai obsolete e quasi dimenticate nozione di pronto intervento dell'ambulanza. Hihihi! Povera S., in che mani si sarebbe trovata :p
Alle 13:30 eravamo gia' rientrati alla base. Non totalmente soddisfatti (parlo per me), ma talmente rintronati dal sole che volevamo solo darci una rinfrescata e sederci a tavola.
Sorpresa: i pantaloni erano pronti. Il miglior sarto di Chilakaluripet aveva gia' consegnato il prodotto finito. Incredibile!
C'e' voluto poco a smontare i miei sogni di gloria. Il cavallo e' sbagliato e non c'e' modo di metterci mano senza rimpicciolirli. 3 pantaloni su 3 sono inutilizzabili.
Dopo 2 ore di discussione sui perche' e i percome, ero talmente esausta, piena di parlare di pantaloni e di sarti che l'ho pagato e ho lasciato i pantaloni a V., perche' li dia alle ragazze del vocational training, da indossare, copiare (spero, in caso, correggendo l'errore) o da tagliare per usarne il materiale. Mi dispiace sapere che il sarto e' mortificato e V. si sente in colpa, ma alla fine sono solo pantaloni. Cosa saranno mai dei pantaloni, quando nella vita ci sono ben altri problemi per cui crucciarsi? Diamo un taglio a questa odissea e andiamo oltre. Semplifichiamoci la vita, almeno per questa volta!


Il comitato d'accoglienza

Ciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiis :)

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