2 mar 2012

2 marzo 2012


Il programma d oggi prevedeva la visita a Marripalem, per un impianto di de-purificazione dell'acqua da 500 l/h, e a Tuvvapadu, villaggio dove sono state costruite 35 latrine domestiche. Entrambi i progetti sono stati inaugurati a fine 2011.  
Con me la “movida española”. “Ole' :) !”.
Nel primo, mi ha colpito molto sapere che, data la distanza dai villaggi limitrofi e la mancanza di mezzi di trasporto adeguati, i litri d'acqua, prodotti in eccesso rispetto al fabbisogno locale, non possano essere totalmente venduti. L'addetto alla gestione dell'impianto, per far fronte alla richiesta di centri abitati circostanti (e per arrotondare lo stipendio modesto), ha investito i suoi soldi nell'acquisto di un furgoncino con cui trasportare, quindi distribuire, taniche d'acqua. La quota di guadagno per tanica sono solo 1 o 2 Rs (le 3 Rs per l'acqua vanno ovviamente al villaggio), ma credo sia un ottimo servizio quello che sta prestando, che alla lunga potrebbe rivelarsi non solo utile, ma anche redditizia. Quando si dice lo spirito imprenditoriale!
Purtroppo, il suo impegno non e' sufficiente per coprire la necessita' di acqua potabile in tutti i villaggi che ancora devono utilizzare acqua ricca di fluoruro, con tutte le conseguenze che questa ha sulle condizioni sanitarie degli abitanti. La discussione con i presenti all'incontro ha toccato questo aspetto, facendo emergere, sostanzialmente, due possibilita': organizzare un servizio di trasporto appropriato, tenendo presente che il camion necessario costa circa 450000 Rs, oppure l'installazione di un impianto di de-purificazione in ogni villaggio, posto che il piu' piccolo (quello da 500 l/h) costa sui 250000 e che il prezzo sale con l'aumentare della sua capacita' produttiva. Per la seconda alternativa, c'e' anche da considerare che per impianti di grande portata e' necessaria l'autorizzazione statale, che, come ogni step burocratico che si rispetti, significa rallentamenti nei tempi di intervento.
Dopo pranzo, consumato al Centro tutti insieme, A. e sottoscritta ci siamo fatti portare alle fabbriche dove si lavora l'ardesia.
Zero norme di sicurezza, paghe da far pieta' (le donne guadagnano mediamente 100 Rs in meno al giorno, perche' il loro lavoro richiede meno competenze. La verita' e' che si sbattono molto piu' dei loro colleghi maschi e le loro attivita' necessitano le medesime attenzioni e nozioni, ma per i proprietari, ovviamente uomini, e' solo una nostra impressione...che schifo!), rischio di ammalarsi ai polmoni per le polveri respirate altissimo...non dico mi venisse da piangere, ma il cuore mi si e' stretto.
Dalle circa 300 fabbriche della zona partono lavagnette e gessetti per gli studenti locali (o nazionali) e piastrelle per il mercato internazionale (specialmente americano). Il prodotto dipende dal colore della pietra estratta (rosso, nero, bianco).
Durante il viaggio, il costo di 11 piastrelle aumenta in maniera vertiginosa: si passa dalle 132 Rs per quelle che partono dal produttore alle quasi 3500 Rs a cui vengono vendute in negozio...Notevole il rincaro dei prezzi, step by step!




Bimbi a Tuvvapadu

Nelle fabbriche di ardesia

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