Il
programma d oggi prevedeva
la visita a Marripalem, per un impianto di de-purificazione
dell'acqua da 500 l/h, e a Tuvvapadu, villaggio
dove sono state costruite 35 latrine domestiche. Entrambi i progetti
sono stati inaugurati a fine 2011.
Con
me la “movida española”.
“Ole'
:) !”.
Nel
primo, mi ha colpito molto sapere che, data la distanza dai villaggi
limitrofi e la mancanza di mezzi di trasporto adeguati, i litri
d'acqua, prodotti in eccesso rispetto al fabbisogno locale, non
possano essere totalmente venduti. L'addetto alla gestione
dell'impianto, per far fronte alla richiesta di centri abitati
circostanti (e per arrotondare lo stipendio modesto), ha investito i
suoi soldi nell'acquisto di un furgoncino con cui trasportare, quindi
distribuire, taniche d'acqua. La quota di guadagno per tanica sono
solo 1 o 2 Rs (le 3 Rs per l'acqua vanno ovviamente al villaggio), ma
credo sia un ottimo servizio quello che sta prestando, che alla lunga
potrebbe rivelarsi non solo utile, ma anche redditizia. Quando si
dice lo spirito imprenditoriale!
Purtroppo,
il suo impegno non e' sufficiente per coprire la necessita' di acqua
potabile in tutti i villaggi che ancora devono utilizzare acqua ricca
di fluoruro, con tutte le conseguenze che questa ha sulle condizioni
sanitarie degli abitanti. La discussione con i presenti all'incontro
ha toccato questo aspetto, facendo emergere, sostanzialmente, due
possibilita': organizzare un servizio di trasporto appropriato,
tenendo presente che il camion necessario costa circa 450000 Rs,
oppure l'installazione di un impianto di de-purificazione in ogni
villaggio, posto che il piu' piccolo (quello da 500 l/h) costa sui
250000 e che il prezzo sale con l'aumentare della sua capacita'
produttiva. Per la seconda alternativa, c'e' anche da considerare che
per impianti di grande portata e' necessaria l'autorizzazione
statale, che, come ogni step burocratico che si rispetti, significa
rallentamenti nei tempi di intervento.
Dopo
pranzo, consumato al Centro tutti insieme, A. e sottoscritta ci siamo
fatti portare alle fabbriche dove si lavora l'ardesia.
Zero
norme di sicurezza, paghe da far pieta' (le donne guadagnano
mediamente 100 Rs in meno al giorno, perche' il loro lavoro richiede
meno competenze. La verita' e' che si sbattono molto piu' dei loro
colleghi maschi e le loro attivita' necessitano le medesime
attenzioni e nozioni, ma per i proprietari, ovviamente uomini, e'
solo una nostra impressione...che schifo!), rischio di ammalarsi ai
polmoni per le polveri respirate altissimo...non dico mi venisse da
piangere, ma il cuore mi si e' stretto.
Dalle
circa 300 fabbriche della zona partono lavagnette e gessetti per gli
studenti locali (o nazionali) e piastrelle per il mercato
internazionale (specialmente americano). Il prodotto dipende dal
colore della pietra estratta (rosso, nero, bianco).
Durante
il viaggio, il costo di 11 piastrelle aumenta in maniera vertiginosa:
si passa dalle 132 Rs per quelle che partono dal produttore alle
quasi 3500 Rs a cui vengono vendute in negozio...Notevole il rincaro
dei prezzi, step by step!
| Bimbi a Tuvvapadu |
| Nelle fabbriche di ardesia |
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