3 mar 2012

3 marzo 2012


Stamattina ho intervistato K., 16 anni, una dei 54 ragazzi che hanno completato gli studi fino alla classe 10 grazie al supporto del progetto di adozione a distanza di AIB.
Nel 2005, quando il mio nome e' stato scritto nella lista dei bambini che sarebbero rientrati nel progetto di AAD, avevo 10 anni. In quel periodo lavoravo nei campi per raccogliere il peperoncino, aiutando cosi' la mia famiglia con la paghetta giornaliera. Se non lavoravo, dovevo comunque restare a casa per accudire mio fratello e mia sorella piu' piccoli.
Ero triste, perche' prima potevo andare a scuola (si e' regolarmente iscritta all'eta' di 6 anni e ha frequentato le lezioni fino agli 8) e, dopo, tutto sembrava solo un lontano ricordo.
Poi, per fortuna, e' arrivata questa notizia del supporto per la scolarizzazione e i miei genitori hanno acconsentito che tornassi a studiare.
Non ho mai avuto problemi al centro ASSIST, mi trovavo bene con i compagni e la loro compagnia non mi faceva sentire la mancanza della mia famiglia. E poi, potevo imparare tante cose, che dovevano servirmi per realizzare il mio sogno di diventare infermiera.
Gli amici d'infanzia, che al contrario di me sono rimasti a casa anziche' andare a scuola, mi sono sempre rimasti accanto, anche quando altri bambini hanno dimostrato forte gelosia nei miei confronti diprivilegiata. Con questi e' stata dura i primi tempi, poi ho capito che la situazione poteva essere uno stimolo, un esempio per loro e per le famiglie per provare a cambiare.
Ora ho 16 anni (ad aprile ne compie 17) e il mio sogno si sta pian piano avverando: frequento il primo anno di universita'!
Anche i miei fratelli stanno andando a scuola e so quanti sacrifici cio' comporti per i miei genitori (un anno di studi all'universita' costa 11000 Rs e le entrate annue del nucleo familiare si aggirano sulle 50000 Rs). Per aiutarli, durante i mesi estivi vorrei impratichirmi nella sartoria, per mettere da parte qualcosina e contribuire a far fronte alle spese della mia famiglia.
Grazie di cuore per l'immensa e fantastica opportunita' che mi avete dato!
Queste le parole del papa': Sono orgoglioso di mia figlia e dei progressi strepitosi che sta facendo. La vedo felice, la vedo imparare tante cose che le piacciono e sono contento.
Certo, la situazione economica della nostra famiglia non e' buona, ma da quando K. e' tornata a scuola, dopo i 2 anni di stop, ho capito pian piano quanto fosse realmente importante che ricevesse una buona istruzione e che realizzasse il suo sogno di diventare infermiera. Fino a oggi, a volte sono dovuto ricorrere a prestiti per pagarle gli studi, ma ne vale la pena. Vorrei davvero che finisse l'universita'!
Vorrei poter dire che la sua storia sara' realmente a lieto fine. Perche' cio' avvenga, suo papa' dovra' aver davvero fatta sua l'importanza dei sacrifici fatti, investendo fino a oggi nell'educazione di sua figlia, e aver capito a fondo i benefici che non solo K., ma anche lui e il resto della famiglia potrebbero ricevere dal lavoro di infermiera che K. sogna fin da bambina. Dopo il matrimonio, sara' solo il marito ad avere il diritto di decidere se K. potra' lavorare o dovra' stare a casa a vedere tutti i suoi sogni e gli sforzi fatti da lei e dalla sua famiglia infrangersi.
Speriamo in bene!
Nel villaggio di Anantavaram (785 abitanti) abbiamo avuto un incontro con le famiglie di 30 bambini, supportati dal progetto di adozione a distanza, che ora vivono e studiano presso il Centro.
Che bello sentir dire ai genitori che ora vedono i loro figli felici, oltre che ordinati e sani. Prima, ci dicevano, i bambini giocavano per la strada e apparivano sempre sporchi, trasandati, malaticci e tristi. Il loro entusiasmo per questo radicale cambiamento sta contagiando anche altre famiglie, che stanno altresi' prendendo coscienza dell'importanza di offrire alle nuove generazioni una buona istruzione per costruirsi un futuro migliore. Purtroppo, le condizioni economiche precarie in cui vivono limita la loro possibilita' di scelta e li porta a lasciare i propri figli, in eta' scolare, a casa a badare ai fratelli minori o a portarli con se' nei campi a lavorare. Quello che ho suggerito loro e' di organizzarsi a livello comunitario, affidando i bambini piu' piccoli agli anziani del villaggio, cosi' che loro possano andare a lavorare senza pensieri e i bambini dai 6 anni in su possano frequentare la scuola, come sarebbe loro diritto. Ho pressato R.R. (coordinatore area), perche' si accerti che il messaggio sia passato. Se poi sara' una soluzione valida o meno, lo si scoprira' nel tempo.
Un altro aspetto interessante che e' emerso riguarda le motivazioni per cui i bambini non vengono mandati a scuola o l'abbandonano dopo qualche tempo. In primo luogo, pesa tantissimo l'analfabetismo dei genitori, che necessita' una lenta, paziente e costante azione di sensibilizzazione. A questo si somma l'assenteismo degli insegnanti, che lascia scoperte numerose cattedre, cosi' che i bambini di classi diverse si ritrovano a condividere un solo insegnante.
Questo e' il caso, per esempio, dell'ultima visita che abbiamo fatto. Si trattava della scuola statale di Naidupalle, in cui lavora la moglie di R.R. e dove abbiamo incontrato 12 bimbi supportati da AIB, attraverso la fornitura di tutto il materiale necessario per le lezioni (cartella, libri, quaderni, uniforme). La moglie di R.R. Segue le classi 1 e 2, mentre l'altro insegnante disponibile, nemmeno di ruolo, deve seguire le classi dalla 3 alla 5. Posso immaginare che, per quanto persone in gamba e affidabili, quello che sono limitati a fare sia impartire un'istruzione di massima. Quello che mi fa imbestialire e', come sempre, il “menefreghismo” dello Stato, che non interviene laddove la legge prevede il diritto di ogni bambino al di sopra dei 6 anni di ricevere un'istruzione come si deve.
Meno male che la serata ha alleggerito i miei pensieri, con le teorie indiane sugli uccelli che non sono animali “perche' volano” o “perche' non hanno 4 zampe”. Nemmeno Wikipedia ha convinto il nostro interlocutore autoctono del contrario.
Animali o no, noi ci siamo parecchio divertiti, trascorrendo ore di battute e risate :)


La giovane K.

Genitori ad Anantavaram

Sorrisi nella scuola statale di Naidupalle


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