Stamattina
ho intervistato K., 16 anni,
una
dei
54
ragazzi
che
hanno
completato
gli
studi
fino
alla
classe
10
grazie
al
supporto
del
progetto
di
adozione a distanza di AIB.
“Nel
2005,
quando
il
mio
nome
e'
stato
scritto
nella
lista
dei
bambini
che
sarebbero
rientrati
nel
progetto
di
AAD,
avevo
10
anni.
In
quel
periodo
lavoravo
nei
campi
per
raccogliere
il
peperoncino,
aiutando
cosi'
la
mia
famiglia
con
la
paghetta
giornaliera.
Se
non
lavoravo,
dovevo
comunque
restare
a
casa
per
accudire
mio
fratello
e
mia
sorella
piu'
piccoli.
Ero
triste,
perche'
prima
potevo
andare
a
scuola
(si
e'
regolarmente
iscritta
all'eta'
di
6
anni
e
ha
frequentato
le
lezioni
fino
agli
8)
e,
dopo,
tutto
sembrava
solo
un
lontano
ricordo.
Poi,
per
fortuna,
e'
arrivata
questa
notizia
del
supporto
per
la
scolarizzazione
e
i
miei
genitori
hanno
acconsentito
che
tornassi
a
studiare.
Non
ho
mai
avuto
problemi
al
centro
ASSIST,
mi
trovavo
bene
con
i
compagni
e
la
loro
compagnia
non
mi
faceva
sentire
la
mancanza
della
mia
famiglia.
E
poi,
potevo
imparare
tante
cose,
che
dovevano
servirmi
per
realizzare
il
mio
sogno
di
diventare
infermiera.
Gli
amici
d'infanzia,
che
al
contrario
di
me
sono
rimasti
a
casa
anziche'
andare
a
scuola,
mi
sono
sempre
rimasti
accanto,
anche
quando
altri
bambini
hanno
dimostrato
forte
gelosia
nei
miei
confronti
di
“privilegiata”.
Con
questi
e'
stata
dura
i
primi
tempi,
poi
ho
capito
che
la
situazione
poteva
essere
uno
stimolo,
un
esempio
per
loro
e
per
le
famiglie
per
provare
a
cambiare.
Ora
ho
16
anni
(ad
aprile
ne
compie
17)
e
il
mio
sogno
si
sta
pian
piano
avverando:
frequento
il
primo
anno
di
universita'!
Anche
i
miei
fratelli
stanno
andando
a
scuola
e
so
quanti
sacrifici
cio'
comporti
per
i
miei
genitori
(un
anno
di
studi
all'universita'
costa
11000
Rs
e
le
entrate
annue
del
nucleo
familiare
si
aggirano
sulle
50000
Rs).
Per
aiutarli,
durante
i
mesi
estivi
vorrei
impratichirmi
nella
sartoria,
per
mettere
da
parte
qualcosina
e
contribuire
a
far
fronte
alle
spese
della
mia
famiglia.
Grazie
di
cuore
per
l'immensa
e
fantastica
opportunita'
che
mi
avete
dato!”
Queste
le parole del papa': “Sono
orgoglioso
di
mia
figlia
e
dei
progressi
strepitosi
che
sta
facendo.
La
vedo
felice,
la
vedo
imparare
tante
cose
che
le
piacciono
e
sono
contento.
Certo,
la
situazione
economica
della
nostra
famiglia
non
e'
buona,
ma
da
quando
K.
e'
tornata
a
scuola,
dopo
i
2
anni
di
stop,
ho
capito
pian
piano
quanto
fosse
realmente
importante
che
ricevesse
una
buona
istruzione
e
che
realizzasse
il
suo
sogno
di
diventare
infermiera.
Fino
a
oggi,
a
volte
sono
dovuto
ricorrere
a
prestiti
per
pagarle
gli
studi,
ma
ne
vale
la
pena.
Vorrei
davvero
che
finisse
l'universita'!”
Vorrei
poter
dire
che
la
sua
storia
sara'
realmente
a
lieto
fine.
Perche'
cio'
avvenga,
suo
papa'
dovra'
aver
davvero
fatta
sua
l'importanza
dei
sacrifici
fatti,
investendo
fino
a
oggi
nell'educazione
di
sua
figlia,
e
aver
capito
a
fondo
i
benefici
che
non
solo
K.,
ma
anche
lui
e
il
resto
della
famiglia
potrebbero
ricevere
dal
lavoro
di
infermiera
che
K.
sogna
fin
da
bambina.
Dopo
il
matrimonio,
sara'
solo
il
marito
ad
avere
il
diritto
di
decidere
se
K.
potra'
lavorare
o
dovra'
stare
a
casa
a
vedere
tutti
i
suoi
sogni
e
gli
sforzi
fatti
da
lei
e
dalla
sua
famiglia
infrangersi.
Speriamo
in bene!
Nel
villaggio di Anantavaram (785 abitanti) abbiamo avuto un incontro con
le famiglie di 30 bambini, supportati dal progetto di adozione a
distanza, che ora vivono e studiano presso il Centro.
Che
bello sentir dire ai genitori che ora vedono i loro figli felici,
oltre che ordinati e sani. Prima, ci dicevano, i bambini giocavano
per la strada e apparivano sempre sporchi, trasandati, malaticci e
tristi. Il loro entusiasmo per questo radicale cambiamento sta
contagiando anche altre famiglie, che stanno altresi' prendendo
coscienza dell'importanza di offrire alle nuove generazioni una buona
istruzione per costruirsi un futuro migliore. Purtroppo, le
condizioni economiche precarie in cui vivono limita la loro
possibilita' di scelta e li porta a lasciare i propri figli, in eta'
scolare, a casa a badare ai fratelli minori o a portarli con se' nei
campi a lavorare. Quello che ho suggerito loro e' di organizzarsi a
livello comunitario, affidando i bambini piu' piccoli agli anziani
del villaggio, cosi' che loro possano andare a lavorare senza
pensieri e i bambini dai 6 anni in su possano frequentare la scuola,
come sarebbe loro diritto. Ho pressato R.R. (coordinatore area),
perche' si accerti che il messaggio sia passato. Se poi sara' una
soluzione valida o meno, lo si scoprira' nel tempo.
Un
altro aspetto interessante che e' emerso riguarda le motivazioni per
cui i bambini non vengono mandati a scuola o l'abbandonano dopo
qualche tempo. In primo luogo, pesa tantissimo l'analfabetismo dei
genitori, che necessita' una lenta, paziente e costante azione di
sensibilizzazione. A questo si somma l'assenteismo degli insegnanti,
che lascia scoperte numerose cattedre, cosi' che i bambini di classi
diverse si ritrovano a condividere un solo insegnante.
Questo
e' il caso, per esempio, dell'ultima visita che abbiamo fatto. Si
trattava della scuola statale di Naidupalle, in cui lavora la moglie
di R.R. e dove abbiamo incontrato 12 bimbi supportati da AIB,
attraverso la fornitura di tutto il materiale necessario per le
lezioni (cartella, libri, quaderni, uniforme). La moglie di R.R.
Segue le classi 1 e 2, mentre l'altro insegnante disponibile, nemmeno
di ruolo, deve seguire le classi dalla 3 alla 5. Posso immaginare
che, per quanto persone in gamba e affidabili, quello che sono
limitati a fare sia impartire un'istruzione di massima. Quello che mi
fa imbestialire e', come sempre, il “menefreghismo” dello Stato,
che non interviene laddove la legge prevede il diritto di ogni
bambino al di sopra dei 6 anni di ricevere un'istruzione come si
deve.
Meno
male che la serata ha alleggerito i miei pensieri, con le teorie
indiane sugli uccelli che non sono animali “perche' volano” o
“perche' non hanno 4 zampe”. Nemmeno Wikipedia ha convinto il
nostro interlocutore autoctono del contrario.
Animali
o no, noi ci siamo parecchio divertiti, trascorrendo ore di battute e
risate :)
| La giovane K. |
| Genitori ad Anantavaram |
| Sorrisi nella scuola statale di Naidupalle |
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