Quando
si forma lo schieramento dei saluti mi sale sempre il magone. Non
posso farci nulla. L'unico modo per non versare nemmeno mezza lacrima
e' stato ripetere che sarei tornata.
Ho
guardato tutti negli occhi. Uno per uno. Avrei anche voluto
abbracciarli tutti, ma...in India non si usa molto...credo che quello
che doveva passare sia comunque passato. Va bene cosi'!
Ad
accompagnare S. e sottoscritta i 3 superstiti della piccola Europa.
In macchina lunghi silenzi. Alla stazione, invece, le promesse di
sentirsi e rivedersi.
Non
so dire se per fortuna o sfortuna, l'arrivo “inaspettato” del
treno (pensavamo fosse qualche minuto in ritardo), ha reso i saluti
frettolosi. Per fortuna, perche' non mi piacciono i momenti strappa
lacrime. Per sfortuna, perche' avrei voluto dedicare ai miei nuovi
amici un po' piu' di calma e attenzione.
Mi
avevano detto che un viaggio in treno, in India, era un'esperienza
piu' unica che rara, ma direi che il mondo in cui mi son sentita
catapultare era piu' assurdo e divertente di ogni mia aspettativa. Lo
stretto corridoio che porta da un capo all'altro del vagone passa in
mezzo a innumerevoli cuccette. Gli scompartimenti sono zone separate
da semplici tende, dietro cui si nascondono 6 cuccette. Sull'altro
lato ci sono 2 posti a sedere con sopra un'altra cuccetta. Insomma,
un vero e proprio casino!
Inerpicata
sul lettino a mezza piazza al terzo piano non potevo nemmeno stare
dritta, percio' mi sono organizzata con le sacche dietro la schiena
su cui ho appoggiato il cuscino. Alla fine, devo dire, ero quasi
comoda e riuscivo a guardare negli occhi S. mentre parlavamo...ci e'
andata piu' che bene!
Peccato
solo non aver potuto guardare fuori dal finestrino. 5 ore senza luce
naturale, durante un viaggio che portava da uno Stato all'altro, mi
sarebbe piaciuto sfruttarle diversamente. Detto cio', tra una
chiacchiera e l'altra, oltre che per l'abbiocco che a un certo punto
si e' prepotentemente fatto sentire, mi l'arrivo a Chennai e' stato
un “puff!”. Il tempo e' volato!
Chennai.
5 milioni di abitanti. Ritorno alla civilta'. Oddio, che shock!
A
Chilakaluripet guidavano come matti, ma anche qui non scherzano. Il
tipo del tricycle che ci ha preso in consegna alla stazione (come
abbia fatto a far stare tutte le nostre sacche/valigie su quel
trabiccolo, lo sa solo lui...) si e' esibito disinvolto in uno slalom
gigante degno delle migliori giostre. Guardandomi attorno, curiosa e
frastornata, mi sono parecchio divertita :D
Nella
“guest house” siamo rimaste solo pochi minuti. S. voleva andare
al negozio Vodafone e io non avevo nessuna intenzione di rimanere in
stanza, quando avevo una citta' tutta da esplorare. Come ricompensa,
la bella notizia che per il servizio dati non esiste il roaming
nazionale. Significa non dover cambiare numero indiano. Olle'!
A
cena, da brave italiane all'estero con voglia di cibo nostrano, ci
siamo infilate in un PizzaHut. Considerando che erano praticamente 4
mesi che non la mangiavo, a parte la parentesi in Guntur con V. e la
canadese, la pizza mi e' sembrata fin troppo buona, percio', uscendo,
ho suonato come indicato la campana dell'apprezzamento. S. e' voluta
uscire, prima di impazzire con l'ennesimo “Din”. Effettivamente
tra tutti i bimbi presenti nel locale, non ce n'e' stato uno che
abbia mancato all'appuntamento. “Din don dan. Din don dan”.
Hihihi!
Per
chiudere la giornata alla grande, un sano telegiornale della BBC e
qualche risata con Charlie Chaplin. Anche la TV, per una sera, e'
tornata nella mia vita.
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