16 mar 2012

16 marzo 2012


Quando si forma lo schieramento dei saluti mi sale sempre il magone. Non posso farci nulla. L'unico modo per non versare nemmeno mezza lacrima e' stato ripetere che sarei tornata.
Ho guardato tutti negli occhi. Uno per uno. Avrei anche voluto abbracciarli tutti, ma...in India non si usa molto...credo che quello che doveva passare sia comunque passato. Va bene cosi'!
Ad accompagnare S. e sottoscritta i 3 superstiti della piccola Europa. In macchina lunghi silenzi. Alla stazione, invece, le promesse di sentirsi e rivedersi.
Non so dire se per fortuna o sfortuna, l'arrivo “inaspettato” del treno (pensavamo fosse qualche minuto in ritardo), ha reso i saluti frettolosi. Per fortuna, perche' non mi piacciono i momenti strappa lacrime. Per sfortuna, perche' avrei voluto dedicare ai miei nuovi amici un po' piu' di calma e attenzione.
Mi avevano detto che un viaggio in treno, in India, era un'esperienza piu' unica che rara, ma direi che il mondo in cui mi son sentita catapultare era piu' assurdo e divertente di ogni mia aspettativa. Lo stretto corridoio che porta da un capo all'altro del vagone passa in mezzo a innumerevoli cuccette. Gli scompartimenti sono zone separate da semplici tende, dietro cui si nascondono 6 cuccette. Sull'altro lato ci sono 2 posti a sedere con sopra un'altra cuccetta. Insomma, un vero e proprio casino!
Inerpicata sul lettino a mezza piazza al terzo piano non potevo nemmeno stare dritta, percio' mi sono organizzata con le sacche dietro la schiena su cui ho appoggiato il cuscino. Alla fine, devo dire, ero quasi comoda e riuscivo a guardare negli occhi S. mentre parlavamo...ci e' andata piu' che bene!
Peccato solo non aver potuto guardare fuori dal finestrino. 5 ore senza luce naturale, durante un viaggio che portava da uno Stato all'altro, mi sarebbe piaciuto sfruttarle diversamente. Detto cio', tra una chiacchiera e l'altra, oltre che per l'abbiocco che a un certo punto si e' prepotentemente fatto sentire, mi l'arrivo a Chennai e' stato un “puff!”. Il tempo e' volato!
Chennai. 5 milioni di abitanti. Ritorno alla civilta'. Oddio, che shock!
A Chilakaluripet guidavano come matti, ma anche qui non scherzano. Il tipo del tricycle che ci ha preso in consegna alla stazione (come abbia fatto a far stare tutte le nostre sacche/valigie su quel trabiccolo, lo sa solo lui...) si e' esibito disinvolto in uno slalom gigante degno delle migliori giostre. Guardandomi attorno, curiosa e frastornata, mi sono parecchio divertita :D
Nella “guest house” siamo rimaste solo pochi minuti. S. voleva andare al negozio Vodafone e io non avevo nessuna intenzione di rimanere in stanza, quando avevo una citta' tutta da esplorare. Come ricompensa, la bella notizia che per il servizio dati non esiste il roaming nazionale. Significa non dover cambiare numero indiano. Olle'!
A cena, da brave italiane all'estero con voglia di cibo nostrano, ci siamo infilate in un PizzaHut. Considerando che erano praticamente 4 mesi che non la mangiavo, a parte la parentesi in Guntur con V. e la canadese, la pizza mi e' sembrata fin troppo buona, percio', uscendo, ho suonato come indicato la campana dell'apprezzamento. S. e' voluta uscire, prima di impazzire con l'ennesimo “Din”. Effettivamente tra tutti i bimbi presenti nel locale, non ce n'e' stato uno che abbia mancato all'appuntamento. “Din don dan. Din don dan”. Hihihi!
Per chiudere la giornata alla grande, un sano telegiornale della BBC e qualche risata con Charlie Chaplin. Anche la TV, per una sera, e' tornata nella mia vita.




Sul treno...

...stipati

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