La
giornata e' stata pigra e monotona fino al tardo pomeriggio, quando un
profondo bisogno di muovermi mi ha spinta a proporre a S. una
passeggiata per le vie di Chilakaluripet. Ha accettato con
entusiasmo, anche lei dell'idea che un giretto ci avrebbe fatto bene
dopo essere state sedute tutto il giorno.
Le
strade erano stranamente buie. Solo i fanali delle moto e dei moto-tricycle illuminavano i nostri passi. Ma a noi poco e niente
poteva importare: la chiacchiera italiana ci ha preso di brutto ed
eravamo tutte concentrate nei nostri discorsi.
Per
quanto confrontarsi con persone di altri Paesi mi piaccia moltissimo,
l'opportunita' di parlare la mia lingua con una connazionale un po'
mi mancava, se non altro per la possibilita' di usare sinonimi e
contrari. Sara' una cosa stupida, ma a volte, davvero, ne avrei avuto
voglia.
Abbiamo
fatto un giro per il mercato ortofrutticolo, un contesto sempre
parecchio interessante, pieno di profumi, colori, freschezza e
genuinita', oltre che di personaggi che al meglio rendono alcuni
stereotipi tipici di certi ambienti. S., armata di macchina
fotografica (“Mai
uscire senza qui in india!”),
ha anche scattato un po' di foto.
Al
rientro la cena era pronta: un vero e proprio banchetto, a base di
pollo majestic, roti (un tipo di pane), un curry di cui non ricordo
il nome e Kingfisher. Ci hanno proprio viziate. Grazie! Grazie!
Grazie!
La
voglia di chiacchierare ci ha fatto andare avanti a parlare a
oltranza, nonostante avessimo in programma la sveglia alle 5 per
andare con R.R. a camminare.
Tra
le varie cose, visto che S. lavora in una ONG da 8 anni, mi sono
fatta raccontare la sua esperienza. Da li' abbiamo parlato della
figura del cooperante, spesso in viaggio, senza una vera
e propria sede fissa, in poche parole con la vita frammentata qua e
la', e della conseguente difficolta', nel lungo termine, di capire
dove sia la propria vita e creare una realta' che sia “casa dolce
casa” a tutti gli effetti. Si', forse e' complicato, a meno che non si
riesca a vivere questa frammentarieta' come parte di un tutto. E'
come pensare a un puzzle e a una foto. Il primo, prima o poi, rischia
di rompersi in mille pezzi, la seconda no. Ma se il puzzle lo si
fissa, pezzetto pezzetto, alla fine diventa come la foto, con in piu'
l'arricchimento delle unicita' di ogni singolo pezzo e delle sue sfumature.
Banale a dirsi, il come si vive tutto cio' dipende dal carattere e
dagli obiettivi del singolo individuo.
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