21 gen 2012

21 gennaio 2012


E io che pensavo di andare a fare un giro per Chilakaluripet. E' vero che stamattina sono andata a camminare. E' vero che avro' fatto su e giu' per le scale un sacco di volte. E' vero che ho faticato, invano, 7 camicie per far accomodare fuori dalla stanza 2 bei gechi. Ma e' anche vero che sono stata seduta tutto il resto del tempo e che dopo il lavoro una passeggiata mi piace tanto. Tra l'altro avevo in mente di cercare un negozio dove comprare un pantalone della tuta, per le sedute di ginnastica mattutina. Visto che non riesco a recuperare la stoffa per farmi fare i pantaloni afghani, tento la strada del casual sportivo...
Alle 18:30 mi muovo con V.&Co. Casa di V. e sua sorella e' sulla strada per i bazar e R. (braccio destro di V.) e G. (una delle ragazze del MELUKOLUPU) devono andare a prendere il bus per tornare nei loro villaggi.
Arrivate davanti a casa di V., ne' lei ne' la sorella si fermano. Proseguono con noi senza esitazione. “Avranno deciso di fare due passi anche loro”, penso.
Cammina, cammina, invece, dopo una svolta che non mi tornava, perche' strada per me nuova, entriamo a casa di un ragazzo, che spesso da' una mano con le commissioni oppure improvvisandosi autista.
Era il compleanno del figlio. Nell'ingresso una dozzina di giovani invitati giocavano attendendo il momento clou: la torta! Mi sono fermata un po' con loro, mentre le altre si sono messe a chiacchierare con i genitori del festeggiato, che, non ho ancora capito perche', se ne stava per i fatti suoi, anziche' con i compagnetti. Oddio, a vedere come si sono scannati (devo dire in un ottimo inglese, visto che era per interagire con me) per spiegarmi che “Lei e' quella che mangia sempre e infatti e' grassa”, “Lui e' quello che non si lava mai”, “Lei e' quella che...”, “Lui e' quello che...”. “Uh, mamma mia!”.
Al di la' del caos pazzesco che si e' scatenato nei 2 mq di ingresso, ci sono rimasta abbastanza, soprattutto perche', come spesso capita, c'era il solito gruppetto schierato contro 2 o 3 singoli visivamente piu' vulnerabili. Sta cosa non l'ho mai capita e mai la capiro', per quanto sia consapevole che e' la prassi ovunque e comunque a quell'eta'. Per fortuna, ci sono le debite eccezioni: sara' perche' non capisco la lingua locale, ma non mi e' mai successo di vedere una scena simile tra i bambini nelle strutture dei progetti visitati.
Li ho lasciati fare, perche' avrei solo rischiato di peggiorare la situazione, ma mi e' spiaciuto tanto per le vittime degli scherni, perche' si vedeva che non gradivano affatto. Per quanto ho potuto, ho cercato di essere solidale, ma...avrei voluto fare di piu'.
Dopo la torta bella zuccherosa ci hanno servito del riso. Al tris mi sono rifiutata di accettare. Tempo 20 minuti che avrei cenato e non me la sono proprio sentita di affrontare un doppio pasto. Ogni volta che dico “No!”, davanti a un piatto pieno, ho una paura tremenda di offendere qualcuno, ma nemmeno voglio dover sempre dire si' e poi stare male, no?!
C'e' anche un altro fatto che non mi ha lasciata indifferente. Il mio essere occidentale diventa motivo di sfoggio: manco fossi una VIP, la foto con me e' super desiderata, come se fosse per poter dire poi a tutti “Guardate un po' chi avevo io al compleanno!?”. Mi sento a disagio cosi'. Io vorrei la foto con le persone care, non con una persona che non conosco, solo perche' e' esotica...de gustibus!
Tornando V. mi ha anche invitata per il caffe' post cibo speziato. Vuoi per l'orario, erano gia' le 20, vuoi che la scena dei bimbi un po' mi e' rimasta li', vuoi che avevo appuntamento in Skype con la famigghia (ma quanto sono cresciuti i pupazzoli?!?!?), davanti al cancello ho detto che non mi fermavo e sono rientrata alla base.
Un po' stranita, a dire il vero.
Poi 2 dei 4 mocciosi di casa sono comparsi sul video del mio computer e...
:)


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