E
io che pensavo di andare a fare un giro per Chilakaluripet. E' vero
che stamattina sono andata a camminare. E' vero che avro' fatto su e
giu' per le scale un sacco di volte. E' vero che ho faticato, invano,
7 camicie per far accomodare fuori dalla stanza 2 bei gechi. Ma e'
anche vero che sono stata seduta tutto il resto del tempo e che dopo
il lavoro una passeggiata mi piace tanto. Tra l'altro avevo in mente
di cercare un negozio dove comprare un pantalone della tuta, per le
sedute di ginnastica mattutina. Visto che non riesco a recuperare la
stoffa per farmi fare i pantaloni afghani, tento la strada del casual
sportivo...
Alle
18:30 mi muovo con V.&Co. Casa di V. e sua sorella e' sulla
strada per i bazar e R. (braccio destro di V.) e G. (una delle
ragazze del MELUKOLUPU) devono andare a prendere il bus per tornare
nei loro villaggi.
Arrivate
davanti a casa di V., ne' lei ne' la sorella si fermano. Proseguono
con noi senza esitazione. “Avranno
deciso di fare due passi anche loro”,
penso.
Cammina,
cammina, invece, dopo una svolta che non mi tornava, perche' strada
per me nuova, entriamo a casa di un ragazzo, che spesso da' una mano
con le commissioni oppure improvvisandosi autista.
Era
il compleanno del figlio. Nell'ingresso una dozzina di giovani
invitati giocavano attendendo il momento clou: la torta! Mi sono
fermata un po' con loro, mentre le altre si sono messe a
chiacchierare con i genitori del festeggiato, che, non ho ancora
capito perche', se ne stava per i fatti suoi, anziche' con i
compagnetti. Oddio, a vedere come si sono scannati (devo dire in un
ottimo inglese, visto che era per interagire con me) per spiegarmi
che “Lei
e' quella che mangia sempre e infatti e' grassa”,
“Lui
e' quello che non si lava mai”,
“Lei
e' quella che...”,
“Lui
e' quello che...”.
“Uh,
mamma mia!”.
Al
di la' del caos pazzesco che si e' scatenato nei 2 mq di ingresso, ci
sono rimasta abbastanza, soprattutto perche', come spesso capita,
c'era il solito gruppetto schierato contro 2 o 3 singoli visivamente
piu' vulnerabili. Sta cosa non l'ho mai capita e mai la capiro', per
quanto sia consapevole che e' la prassi ovunque e comunque a
quell'eta'. Per fortuna, ci sono le debite eccezioni: sara' perche'
non capisco la lingua locale, ma non mi e' mai successo di vedere una
scena simile tra i bambini nelle strutture dei progetti visitati.
Li
ho lasciati fare, perche' avrei solo rischiato di peggiorare la
situazione, ma mi e' spiaciuto tanto per le vittime degli scherni,
perche' si vedeva che non gradivano affatto. Per quanto ho potuto, ho
cercato di essere solidale, ma...avrei voluto fare di piu'.
Dopo
la torta bella zuccherosa ci hanno servito del riso. Al tris mi sono
rifiutata di accettare. Tempo 20 minuti che avrei cenato e non me la
sono proprio sentita di affrontare un doppio pasto. Ogni volta che
dico “No!”,
davanti a un piatto pieno, ho una paura tremenda di offendere
qualcuno, ma nemmeno voglio dover sempre dire si' e poi stare male,
no?!
C'e'
anche un altro fatto che non mi ha lasciata indifferente. Il mio
essere occidentale diventa motivo di sfoggio: manco fossi una VIP, la
foto con me e' super desiderata, come se fosse per poter dire poi a
tutti “Guardate
un po' chi avevo io al compleanno!?”.
Mi sento a disagio cosi'. Io vorrei la foto con le persone care, non
con una persona che non conosco, solo perche' e' esotica...de
gustibus!
Tornando
V. mi ha anche invitata per il caffe' post cibo speziato. Vuoi per
l'orario, erano gia' le 20, vuoi che la scena dei bimbi un po' mi e'
rimasta li', vuoi che avevo appuntamento in Skype con la famigghia
(ma quanto sono cresciuti i pupazzoli?!?!?), davanti al cancello ho
detto che non mi fermavo e sono rientrata alla base.
Un
po' stranita, a dire il vero.
Poi
2 dei 4 mocciosi di casa sono comparsi sul video del mio computer
e...
…
:)
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