4 feb 2012

4 febbraio 2012


Al mio risveglio, stamattina, ho trovato un gruppo di 5 individui che camminavano per il giardino del Training Centre col naso all'insu', rivolto verso le fronde degli alberi. Sono venuti in 5 da Hyderabad per vendere a M. (Responsabile del Centro) un prodotto “assolutamente naturale”, utile per rinforzare gli alberi in questo periodo di prossima fioritura. Il liquido, dal colore improbabile, dev'essere diluito con abbondante acqua e spruzzato direttamente sulle foglie, perche' “i prodotti che vengono usati per gli alberi, se applicati sul tronco o nella zona della radice, non hanno lo stesso effetto di quelli applicati direttamente sulle foglie!”. Un po' come le iniezioni, insomma: a seconda di dove la fai ha un effetto piu' o meno immediato...Quante ne sanno!
Sebbene i 5 personaggi mi abbiano assicurato dell'innocuita' del prodotto, ho preferito tenermi a una certa distanza, per evitare di inalare qualcosa di cui potevo pentirmi...Loro, invece, hanno seguito lo “spruzzatore” (mannaggia, dovevo fargli la foto!!!), dandogli indicazioni di come, dove, quando e perche' (ma farlo voi direttamente, no?!?) e scattando un numero abnorme di fotografie...
Io me ne sono stata sotto l'ingresso della Guest House a mangiare la mia colazione, arrivata nel mentre, a base di “white dosa” speziata, “idli” e curry alla banana. Veeeery good :)
All'alba delle 11, M. mi ha accompagnata alla fermata dei bus a Chirala, dove M. (mio accompagnatore) mi aspettava per rientrare a Chilakaluripet.
Un viaggio sui bus locali indiani ha sempre qualcosa che mi piace. Non so se sia la genuinita' della situazione quotidiana, la possibilita' di vedere tante persone diverse e ipotizzarne vita, morte e miracoli a seconda di dove salgono e scendono, il tragitto che offre paesaggi difficili da descrivere, perche' estremamente comuni /familiari e unici/nuovi allo stesso tempo.
Unica pecca del viaggio di oggi, causa traffico ci abbiamo messo 2 ore ad arrivare a destinazione, di cui 30 minuti passati incastrati in una svolta, perche' tutti, anziche' tornare indietro e far passare, suonavano il clacson come pazzi restando immobili. Perche' mi ha ricordato tanto gli orari di punta a Milano, quando gli incroci, sebbene provvisti di semafori, sono un ingorgo unico?!?...
Grande S. (la española) che mi ha pazientemente aspettata per pranzare insieme! Le ho raccontato un po' di questi 3 giorni per villaggi e ho visto i suoi occhi pieni di interesse. Al prossimo giro magari riesco a farla venire con me qualche giorno, sono certa che le piacerebbe tanto! Mi rendo conto che sta lavorando con le HR e non nell'ufficio Progetti, ma...e' sempre buona cosa conoscere l'ambiente dove vivi e dove lavori. Torna sempre utile! Ci proveremo ;)
Con le nostre belle stoffe sottobraccio, fresche fresche di acquisto a Vetapalem, io e S. siamo andate nella classe dove si sta tenendo il Vocational Training di sartoria, per chiedere alle insegnanti se potevano per caso cucirci su dei pantaloni. Ahi noi, nessuna di loro si e' detta in grado, perche' i pantaloni come li volevamo noi “sono lavoro da sarto da uomo, non da donna”. Aaaaah beh!
In compenso, per almeno 30 minuti, siamo state fotografate col cellulare da una delle istruttrici, che per inquadrare correttamente l'oggetto dell'immagine faceva un passo avanti e poi uno di eguale misura indietro, esibendosi cosi' in un balletto infinito, quanto ridicolo, per le risate di tutte. Impagabile l'espressione di S., tanto buffa che mi sono venute le lacrime agli occhi dal ridere.
Gia' che c'ero, mi ero portata anche una maglietta con una manica scucita e i pantaloni della tuta con la cucitura proprio sotto il cavallo in procinto di cedere. La maglietta ok, sebbene anziche' dare i due puntini necessari, abbia ricucito tutta la manica, ma i pantaloni...causa un paio di punti storti, ho visto un ago tirare i fili per ripartire da capo. Peccato che i fili tirati fossero anche quelli della stoffa...si e' formato un buchino...proprio quello che volevo evitare...solo che anziche' un buco da cucitura scucita, ora era un buco nella stoffa, uno di quelli che si allargano senza soluzione di continuita'. Non ci potevo credere! Scoraggiata, non tanto per la tuta in se' quanto per il fatto che mai mi sarei aspettata un problema simile in quella situazione, mi sono ripresa i pantaloni, ho chiesto ago e filo e, con la mia tecnica “fai da te” mi sono rimessa a posto come ho potuto il piccolo danno. Quando dicono “chi fa da se' fa per 3”...
Alle 18 mi e' salita una stanchezza atomica, vedevo solo un letto su cui buttarmi e dormire quanto piu' possibile. Avrei voluto accompagnare Sonia per un giro, visto che, povera, e' stata da sola 3 giorni, sempre qui nel Complesso, ma anche lei si e' resa conto guardandomi in faccia che non era il caso. Domani, pero' andiamo!!!


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