Siamo
a Markapur. Per tutta la settimana la piccola Europa restera' in
visita in quest'area dal clima secco e caldo, dove AIB sostiene 300
bambini, appartenenti a minoranze religiose o alle classi/caste piu'
basse, attraverso un progetto di adozione a distanza.
Qui
il 70% della popolazione lavora nell'industria dell'ardesia, chi
nelle cave per l'estrazione, chi nelle fabbriche per la lavorazione.
Il restante 30% si occupa di agricoltura o di pastorizia.
Il
viaggio, di quasi 3 ore, e' stato rallentato da una foratura a pochi
km dalla nostra destinazione. Povero M., sotto il sole cocente a
cambiare la ruota :/
Mentre
attendavamo di ripartire, scesi dalla macchina per evitare l'effetto
serra, noi 4 europei cercavamo di non ustionarci i piedi dando le
spalle al sole. Ce l'abbiamo fatta solo in parte...
Il
Centro, dove 210 bambini vivono e studiano, e' un complesso molto
grande, suddiviso in due parti, ognuna su un lato della strada. In
una ci sono aule e dormitori per bambini e insegnanti, nell'altra gli
uffici, i dormitori per lo staff e le camere per gli ospiti. Ci sono
anche una stanza per l'assistenza sanitaria, dove un addetto si
prende quotidianamente cura dei piccoli disturbi, e un edificio dove
gli studenti delle classi 6 e 7, ogni giorno, frequentano un
vocational training in sartoria (le bimbe) e di tecnologia (i
maschietti).
Sebbene
la zona sia rocciosa e non particolarmente verde ne' ospitale,
abbiamo trovato il posto davvero accogliente.
Dopo
il pranzo (i chapati sono uno spettacolo di bonta'!!!) con R.R.
(Coordinatore Area), ci siamo presi un'oretta per riposarci e per
evitare la temperatura proibitiva delle ore centrali. Non che nelle
camere fosse particolarmente fresco, anzi, ma fuori ci saranno stati
37 gradi e...se non si ha fretta o necessita', perche' soffrire a
ogni costo?!?
Verso
le 15:30 ci siamo fatti coraggio e siamo andati a salutare, classe
per classe, tutti i bambini del Centro. 210 sorrisi tutti per noi.
Che immagine stupenda! L'eta' media degli studenti di ogni anno e'
superiore a quella che ci saremmo aspettati. Molti dei bambini che
avevamo davanti, infatti, prima di rientrare nel progetto, lavoravano
nelle cave o nei campi con le famiglie oppure frequentavano la scuola
irregolarmente per badare ai fratellini minori.
Siamo
rimasti con i bimbi dalle 16:30 (orario di fine lezioni) fino alle
18. Volevano a tutti costi farci giocare con loro a cricket, kho-kho o
acchiapparella, ma la calura e la stanchezza per il viaggio ci hanno
costretti a rimandare.
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