27 feb 2012

27 febbraio 2012


Siamo a Markapur. Per tutta la settimana la piccola Europa restera' in visita in quest'area dal clima secco e caldo, dove AIB sostiene 300 bambini, appartenenti a minoranze religiose o alle classi/caste piu' basse, attraverso un progetto di adozione a distanza.
Qui il 70% della popolazione lavora nell'industria dell'ardesia, chi nelle cave per l'estrazione, chi nelle fabbriche per la lavorazione. Il restante 30% si occupa di agricoltura o di pastorizia.
Il viaggio, di quasi 3 ore, e' stato rallentato da una foratura a pochi km dalla nostra destinazione. Povero M., sotto il sole cocente a cambiare la ruota :/
Mentre attendavamo di ripartire, scesi dalla macchina per evitare l'effetto serra, noi 4 europei cercavamo di non ustionarci i piedi dando le spalle al sole. Ce l'abbiamo fatta solo in parte...
Il Centro, dove 210 bambini vivono e studiano, e' un complesso molto grande, suddiviso in due parti, ognuna su un lato della strada. In una ci sono aule e dormitori per bambini e insegnanti, nell'altra gli uffici, i dormitori per lo staff e le camere per gli ospiti. Ci sono anche una stanza per l'assistenza sanitaria, dove un addetto si prende quotidianamente cura dei piccoli disturbi, e un edificio dove gli studenti delle classi 6 e 7, ogni giorno, frequentano un vocational training in sartoria (le bimbe) e di tecnologia (i maschietti).
Sebbene la zona sia rocciosa e non particolarmente verde ne' ospitale, abbiamo trovato il posto davvero accogliente.
Dopo il pranzo (i chapati sono uno spettacolo di bonta'!!!) con R.R. (Coordinatore Area), ci siamo presi un'oretta per riposarci e per evitare la temperatura proibitiva delle ore centrali. Non che nelle camere fosse particolarmente fresco, anzi, ma fuori ci saranno stati 37 gradi e...se non si ha fretta o necessita', perche' soffrire a ogni costo?!?
Verso le 15:30 ci siamo fatti coraggio e siamo andati a salutare, classe per classe, tutti i bambini del Centro. 210 sorrisi tutti per noi. Che immagine stupenda! L'eta' media degli studenti di ogni anno e' superiore a quella che ci saremmo aspettati. Molti dei bambini che avevamo davanti, infatti, prima di rientrare nel progetto, lavoravano nelle cave o nei campi con le famiglie oppure frequentavano la scuola irregolarmente per badare ai fratellini minori.
Siamo rimasti con i bimbi dalle 16:30 (orario di fine lezioni) fino alle 18. Volevano a tutti costi farci giocare con loro a cricket, kho-kho o acchiapparella, ma la calura e la stanchezza per il viaggio ci hanno costretti a rimandare.
A domani, piccole trottole!


Gira la ruota, girala-la!

Una classe...


...tira l'altra

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